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Marzo 2026

Real estate, l’Italia chiude un 2025 da record e torna nel radar europeo

Il mercato immobiliare italiano chiude il 2025 con volumi di investimento superiori a 12,6 miliardi di euro, il livello più alto degli ultimi sei anni, in crescita del 28% rispetto al 2024. Il risultato è sostenuto da un quarto trimestre eccezionalmente dinamico, con 4,5 miliardi di euro di capitali e il miglior dato trimestrale dell’ultimo periodo.

Secondo l’outlook di PwC, questi numeri si collocano dentro una doppia chiave di lettura: da un lato la ripartizione per asset class in Italia, dall’altro il posizionamento di Milano e Roma nella mappa europea che mette in evidenza anche i comparti ritenuti più interessanti per i prossimi anni, dai data center alle nuove infrastrutture energetiche fino agli studentati.

Il real estate italiano nel 2025
 Nel dettaglio, PwC indica che nel 2025 il retail si conferma la principale asset class per volumi di investimento, con un quarto trimestre in cui i flussi raggiungono 1,2 miliardi di euro e un totale annuo pari a 3,5 miliardi, in aumento del 49% rispetto al 2024. L’hospitality viene descritta come un comparto “di rilievo”, con quasi 2,4 miliardi di euro di investimenti e una crescita del 20% su base annua, trainata in particolare da operazioni di riconversione di immobili di pregio in strutture ricettive di lusso rivolte a una clientela internazionale. La logistica prosegue il proprio percorso espansivo: il comunicato segnala investimenti per circa 900 milioni nel solo quarto trimestre e un ammontare annuo di 2,2 miliardi, in crescita del 29% rispetto all’anno precedente, con investitori internazionali orientati su asset core e una conseguente compressione dei rendimenti prime. Il segmento uffici mostra una dinamica differenziata: nel quarto trimestre gli investimenti raggiungono 700 milioni di euro, ma il dato annuale si ferma a 2 miliardi, con una contrazione del 6% rispetto al 2024; Milano resta il mercato principale, seguita da Roma. PwC sottolinea inoltre il rafforzamento dei settori living e alternative, che arrivano a 2,5 miliardi di euro complessivi, in aumento del 51% anno su anno: lo student housing registra un raddoppio dei volumi, mentre il comparto healthcare e i data center sono indicati come ambiti che continuano a suscitare un crescente interesse da parte degli investitori.

Milano e Roma tra le piazze chiave del real estate europeo
Milano è indicata al settimo posto tra le principali città europee per prospettive di investimento, davanti a Barcellona, Francoforte e Amburgo. E’ quanro emerge dall’indagine “Emerging Trends in Real Estate Europe 2026” condotta da PwC insieme a Uli, secondo cui i flussi di capitale si stanno orientando verso mercati percepiti come più resilienti e dinamici. Grazie alla combinazione tra crescita economica e fondamentali immobiliari descritti come migliorati, Milano si presenta come una metropoli con livelli di prezzo competitivi. Roma guadagna tre posizioni e si attesta al sedicesimo posto, sostenuta, secondo il report, dalla carenza di uffici prime e dalla presenza di numerose opportunità nel residenziale. La classifica vede Londra in testa, con riferimento alla profondità di mercato e alla liquidità, seguita da Madrid, descritta come città emergente con la crescita demografica più veloce in Europa, e da Parigi, accreditata di elevata profondità, trasparenza e liquidità; Berlino viene indicata come area metropolitana a forte vocazione internazionale. Sul fronte settoriale, i risultati di Emerging Trends Europe attribuiscono il punteggio più alto ai data center, seguiti dalle nuove infrastrutture energetiche e dagli alloggi per studenti.

Immobiliare, un mercato che chiede meno leva e più qualità negli immobili
Negli ultimi anni una delle variabili che ha inciso di più sul real estate è stata l’asimmetria con cui si sono aggiustate le due componenti dello spread, cap rate e tasso risk-free. La prima fase coincide con il rialzo dei tassi tra il 2022 e il 2023: mentre il costo del denaro cresceva in modo rapido, i cap rate immobiliari si muovevano con maggiore lentezza, anche per effetto dell’illiquidità che caratterizza strutturalmente l’asset class. La seconda fase, tra il 2024 e il 2025, si è sviluppata in senso opposto: i rendimenti obbligazionari hanno iniziato a scendere, ma i cap rate non hanno seguito con la stessa intensità, in un contesto in cui lo spread risultava già ridotto per il ritardo accumulato nella fase precedente. Il quadro attuale è quello di tassi tornati su un sentiero di relativa stabilità e di uno spread tra cap rate e risk-free compresso dopo vari trimestri di espansione. Ne deriva un premio di illiquidità più contenuto e un margine di sicurezza più sottile: in presenza di shock di mercato, la distanza tra rendimenti immobiliari e risk-free rischia di non essere sufficiente a compensare i rischi tipici del settore.

In questo scenario la selezione degli asset tende a concentrarsi su immobili con fondamentali solidi, dalla posizione alla qualità dei conduttori fino alla conformità agli standard esg, mentre la polarizzazione del mercato tra segmenti core e value-add si accentua. Gli asset core continuano a esprimere rendimenti stabili o in lieve compressione; il value-add registra un ampliamento dei rendimenti, con una domanda che si concentra su un numero limitato di proprietà di alta gamma e mantiene i cap rate su livelli contenuti per questa fascia di prodotto. Anche le strategie di investimento si stanno riallineando a questo contesto. Le strategie value-add restano diffuse, adottate dal 47% degli operatori, ma si affianca una ripresa significativa dell’approccio core, scelto oggi dal 38% degli investitori rispetto al 21% del 2024. “In un contesto caratterizzato da spread ridotti – osserva Antonio Martino, partner PwC Italia e real estate advisory leader – le opportunità di generare plusvalenze tramite compressione dei rendimenti risultano limitate: la performance sarà principalmente guidata dalla crescita organica dei canoni di locazione, sostenuta dai mercati con una forte domanda da parte dei tenant”. In quest’ottica, una gestione più attiva degli asset, con attività di riposizionamento, rilocazione e ottimizzazione dei costi, assume un peso crescente.

Sul fronte della leva finanziaria, gli investitori sono chiamati a rivalutare l’uso del debito alla luce di uno spazio di sicurezza più ristretto: con spread compressi, anche aumenti contenuti del costo del capitale possono incidere sulla redditività delle operazioni a leva. Di qui l’orientamento verso rapporti loan-to-value più prudenti e una maggiore attenzione alla flessibilità delle strutture finanziarie.

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Arcore (MB) - Rif. 1059

In zona industriale, comoda da raggiungere tramite la Tangenziale Est, proponiamo immobile a schiera di recente costruzione. L'immobile è composto da un capannone al piano terreno, con altezza 8,25 metri, di mq. 500 con servizi, oltre ad ufficio di mq. 32; è inoltre presente un comodo soppalco uso deposito di 54 mq, accessibile con scala, che può in futuro essere trasformato e utilizzato come ulteriore spazio uffici. Sul fronte dell'immobile è presente un cortile di mq. 131 ideale per consentire operazioni di carico e scarico oltre allo stazionamento di mezzi e merci. Il capannone è riscaldato tramite un aerotermo mentre uffici e servizi sono riscaldati con caldaia murale a gas.
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Cinisello B. (MI) - Rif. 11405

Nelle immediate vicinanze delle principali arterie autostradali, proponiamo capannone d'angolo su due livelli dalla metratura totale di 724mq oltre a due cortili. Piano rialzato, accessibile sia con rampa carraia che con scale, di 367mq circa, di cui 190mq ad uso ufficio e 177mq ad uso laboratorio. Piano seminterrato di 357mq circa di cui 280mq ad uso magazzino e 77mq ad uso servizi e spogliatoi, sala break e sala server. Il laboratorio ed il magazzino sono collegati con scala interna. Presenti 2 cortili, entrambi con passo carraio: uno di circa 51mq, coperto con tettoia, e uno di circa 130mq. Tutta la struttura è in ottime condizioni; zona uffici climatizzata;  zona a laboratorio molto luminosa. L'immobile è subito disponibile. 

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Cos’è e a cosa serve
l’Autorizzazione Unica Ambientale (AUA)?

In Italia, la tutela dell’ambiente è regolata da norme sempre più articolate e complesse, soprattutto per quanto riguarda le attività industriali e produttive che possono avere impatti significativi su aria, acqua, suolo e territorio. Tra gli strumenti normativi introdotti negli ultimi anni per semplificare e coordinare la gestione ambientale c’è l’Autorizzazione Unica Ambientale, meglio nota con l’acronimo AUA.

L’AUA è pensata per rendere più efficiente il rapporto tra imprese e pubblica amministrazione, evitando di dover richiedere separatamente autorizzazioni multiple per lo stesso impatto ambientale. Scopriamo cos’è, a cosa serve, chi deve richiederla e quali procedure seguire.

Cos’è l’Autorizzazione Unica Ambientale
L’Autorizzazione Unica Ambientale (AUA) è un provvedimento amministrativo che unifica in un unico atto diverse autorizzazioni ambientali previste dalla normativa italiana. Lo scopo è semplificare le procedure per le imprese che svolgono attività produttive potenzialmente impattanti sull’ambiente. In passato, un’azienda doveva richiedere separatamente autorizzazioni per:

  • emissioni in atmosfera;
  • scarichi idrici;
  • gestione dei rifiuti;
  • altre attività soggette a vincoli ambientali.

Con l’AUA, tutti questi aspetti possono essere valutati e autorizzati in un’unica procedura, coordinata tra le diverse autorità competenti. L’AUA si applica prevalentemente a impianti industriali, attività produttive e infrastrutture che richiedono autorizzazioni ambientali complesse e integrate.

L’Autorizzazione Unica Ambientale (AUA) rappresenta uno strumento fondamentale per chi gestisce impianti industriali o attività produttive con impatto ambientale significativo. Con essa, si semplificano le procedure burocratiche, si tutelano le risorse naturali e si garantisce maggiore certezza giuridica per le imprese. In pratica, l’AUA integra autorizzazioni per emissioni, scarichi, rifiuti e altri impatti ambientali in un unico provvedimento, con l’obiettivo di valutare l’attività nella sua interezza e non in modo frammentato. Per le aziende che devono richiederla, è importante conoscere la normativa, preparare una documentazione completa e rispettare le condizioni imposte dall’autorizzazione.

Grazie all’AUA, il sistema normativo italiano punta a un equilibrio tra sviluppo economico e tutela dell’ambiente, semplificando al contempo la vita delle imprese e rafforzando il controllo da parte delle autorità competenti.

A cosa serve l’AUA
L’Autorizzazione Unica Ambientale ha diverse finalità principali:

  • semplificazione amministrativa: riduce il numero di pratiche burocratiche che l’impresa deve presentare, centralizzando le autorizzazioni in un unico atto;
  • tutela ambientale coordinata: consente di valutare tutti gli aspetti ambientali di un’attività in maniera integrata, considerando aria, acqua, suolo, rumore e rifiuti. Favorisce una visione complessiva dell’impatto ambientale, evitando approcci frammentati che possono generare rischi;
  • maggiore certezza giuridica per le imprese: l’AUA stabilisce in modo chiaro gli obblighi e le condizioni ambientali da rispettare. Riduce il rischio di contestazioni successive o di dover ottenere autorizzazioni aggiuntive per la stessa attività;
  • controllo e monitoraggio: permette alle autorità competenti di monitorare più efficacemente il rispetto delle norme ambientali. Prevede la possibilità di aggiornare o modificare l’autorizzazione in caso di cambiamenti dell’attività o della normativa.

Chi deve richiedere l’AUA
Non tutte le imprese sono obbligate a ottenere l’AUA. La normativa prevede che l’autorizzazione sia necessaria per:

  • impianti soggetti a autorizzazione integrata ambientale (AIA);
  • impianti o attività soggette a autorizzazioni specifiche ambientali che possono essere riunite in un unico procedimento;
  • attività che presentano un impatto significativo sull’ambiente secondo criteri stabiliti dalla legge o dai regolamenti regionali

In pratica, si tratta soprattutto di:

  • industrie chimiche, metallurgiche e alimentari;
  • impianti energetici, centrali termiche o fotovoltaiche di grandi dimensioni;
  • impianti di trattamento rifiuti, depuratori o attività estrattive.

Le piccole attività o i laboratori artigianali generalmente non rientrano nell’obbligo di AUA, anche se possono essere soggetti ad autorizzazioni ambientali semplificate.

Quali autorizzazioni vengono integrate nell’AUA
L’AUA può sostituire o integrare diverse autorizzazioni ambientali, tra cui:

  • autorizzazione alle emissioni in atmosfera: per attività che rilasciano fumi, gas o polveri nell’aria, come centrali termiche, industrie chimiche o impianti produttivi;
  • autorizzazione agli scarichi idrici: per scarichi industriali in acque superficiali o sotterranee, con vincoli sulla qualità e quantità dell’acqua emessa;
  • gestione dei rifiuti: per il trattamento, stoccaggio o smaltimento dei rifiuti prodotti dall’attività industriale;
  • valutazioni di impatto acustico e ambientale: per attività che generano rumore, vibrazioni o altri impatti ambientali locali;
  • altri adempimenti ambientali previsti da norme regionali: ad esempio, vincoli paesaggistici, tutela del suolo o aree naturali protette.

L’elenco preciso delle autorizzazioni integrate può variare leggermente da regione a regione, perché alcune competenze sono decentrate a livello locale.

Come funziona la procedura per ottenere l’Autorizzazione Unica Ambientale
La richiesta di AUA segue una procedura standardizzata, che può richiedere diversi mesi a seconda della complessità dell’impianto. I passaggi principali sono:

  • presentazione della domanda: l’impresa invia la richiesta all’autorità competente (di solito la Regione o la Provincia), allegando tutti i documenti tecnici e ambientali richiesti. La domanda deve descrivere l’attività, l’impianto, le emissioni previste, gli scarichi e le misure di mitigazione ambientale;
  • valutazione della documentazione: le autorità competenti analizzano il progetto e verificano che siano rispettate tutte le norme ambientali. Possono richiedere integrazioni o modifiche prima di procedere all’autorizzazione;
  • coinvolgimento di più enti: in caso di impatti complessi, possono intervenire ASL, ARPA, Comuni o Soprintendenze per valutare aspetti sanitari, ambientali o paesaggistici;
  • rilascio dell’AUA: se la documentazione è completa e il progetto rispetta i requisiti, l’autorità rilascia l’AUA con le condizioni specifiche da rispettare.

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