Clicca per vedere SviluppoNews di Giugno 2026

 

skyline_2025.jpg

Giugno 2026

Mercato degli uffici a Milano e Roma:
cresce l'importanza dell'offerta di qualità

Dopo un primo trimestre positivo, il mercato immobiliare commerciale italiano sembra affrontare il 2026 con prudenza ma anche con fondamentali che continuano a mostrare una significativa capacità di resistenza, mostrando una capacità di tenuta che appare in controtendenza rispetto a un contesto economico internazionale sempre più complesso. Secondo i dati del primo trimestre elaborati da Cushman&Wakefield Italia, al 31 marzo 2026 gli investimenti complessivi hanno raggiunto 3,05 miliardi di euro, registrando una crescita del 13% rispetto allo stesso periodo del 2025.

Il risultato assume ancora maggiore rilevanza considerando lo scenario internazionale: il peggioramento del conflitto in Medio Oriente ha avuto effetti sui mercati globali, con nuove pressioni sui costi energetici, un rallentamento della fiducia dei consumatori e una revisione al ribasso delle prospettive di crescita economica italiana, oggi stimate intorno allo 0,5% per l’intero anno.

Capitale estero protagonista, ma l’Italia mantiene il suo appeal
A sostenere il mercato è stata soprattutto la componente internazionale. Circa il 65% dei volumi investiti è infatti riconducibile a capitali esteri, segnale di un interesse che continua a posizionare l’Italia tra le destinazioni europee più attrattive per gli investimenti immobiliari. 
Parallelamente, gli investitori italiani hanno mantenuto un ruolo importante nelle operazioni più complesse, in particolare nei progetti che richiedono attività di trasformazione, riposizionamento o gestione operativa più articolata.

Il retail torna in testa e guida il mercato
La vera sorpresa del trimestre arriva dal comparto retail, che conquista il primo posto tra le asset class più attrattive. Con investimenti pari a circa un miliardo di euro, il settore rappresenta il 33% del totale e registra una crescita del 75% su base annua. 
Il risultato è stato sostenuto da alcune operazioni di grande dimensione, tra cui una transazione superiore ai 400 milioni di euro, oltre dall’ingresso di nuovi investitori internazionali nel mercato italiano. 
Tra i movimenti più significativi figura l’arrivo di VIA Outlets, che ha effettuato il suo primo investimento nel Paese attraverso l’acquisizione di Scalo Milano Outlet & More. Si segnala inoltre l’ingresso di Aware Super nella piattaforma European Outlet Mall Venture.

Le vie del lusso continuano a correre
Il segmento retail di fascia alta continua a mostrare grande solidità, con le principali vie dello shopping italiano che registrano valori ancora in crescita. A Milano, Via Montenapoleone si conferma ai vertici europei con canoni che raggiungono i 20 mila euro al metro quadrato annuo. Crescono anche i valori di Via Sant'Andrea, mentre a Roma Via Condotti registra un incremento annuo del 6,7%. Anche Via de' Tornabuoni conferma un trend positivo con una crescita del 10%. La domanda degli operatori si concentra soprattutto nei settori lifestyle, sportswear e cosmetica, mentre il segmento del lusso mostra un approccio più prudente, influenzato dal contesto geopolitico.

Logistica, boom delle locazioni ma investimenti in rallentamento 
Nel comparto logistico il primo trimestre evidenzia dinamiche differenti tra domanda e investimenti.
Il mercato delle locazioni mostra una forte accelerazione, con un assorbimento di circa 811 mila metri quadrati: un incremento del 69% rispetto allo stesso periodo del 2025 e del 40% sopra la media trimestrale degli ultimi due anni. 
A trainare il risultato è stato il ritorno di operazioni di grandi dimensioni, guidate da operatori logistici 3PL strutturati. Dal punto di vista geografico, Lombardia e Piemonte hanno concentrato circa il 66% dei volumi assorbiti, rafforzando il ruolo del Nord Italia come principale hub logistico nazionale.
Sul fronte investimenti, invece, il trimestre si è chiuso con 410 milioni di euro, segnando una flessione del 37% su base annua. Una dinamica che, secondo gli analisti, appare legata più alla scarsità di prodotto disponibile che a un reale calo dell’interesse degli investitori.
La domanda resta infatti robusta, ma l’offerta di asset prime di elevata qualità continua a essere limitata. Molti proprietari, in questa fase, preferiscono rinviare le vendite o attendere condizioni di mercato più favorevoli.

Uffici: Milano rallenta, Roma recupera terreno
Nel comparto direzionale emerge un mercato sempre più selettivo e polarizzato, nel quale la qualità degli immobili diventa il principale elemento di differenziazione. A Milano l’assorbimento si è fermato a 57 mila metri quadrati, segnando il dato più basso degli ultimi cinque anni e una flessione del 44% rispetto al primo trimestre del 2025. Nonostante il rallentamento dell’attività, i canoni continuano a crescere e raggiungono livelli record: nelle aree centrali più richieste i valori prime salgono a 820 euro al metro quadrato annuo, sostenuti dalla limitata disponibilità di immobili di alta qualità.
Scenario differente a Roma, dove il mercato registra segnali di maggiore dinamismo. L’assorbimento cresce del 21% raggiungendo 35.700 metri quadrati, mentre gli investimenti toccano quota 240 milioni grazie a una grande operazione nel Central Business District. 
Anche nella Capitale i canoni continuano a salire, attestandosi a 620 euro al metro quadrato annuo nelle aree più centrali.

Qualità e sostenibilità guidano le strategie
L’elemento comune ai principali segmenti del mercato sembra essere sempre più la ricerca della qualità. Gli investitori istituzionali stanno infatti tornando a osservare con interesse il mercato italiano, ma con criteri molto più selettivi rispetto al passato.
Localizzazione strategica, sostenibilità ambientale e caratteristiche tecniche degli immobili diventano oggi requisiti indispensabili per attrarre capitale e sostenere il valore degli asset.

Leggi l'articolo completo sul sito di idealista.it



Vimercate (MB) - Rif. 7968

 

Nella zona industriale a ridosso della Tangenziale Sud di Vimercate proponiamo, in esclusiva, immobile industriale indipendente così composto: capannone con locale tecnico e servizi al piano terreno per mq. 400 con altezza 6,00 metri, ufficio di due locali al piano primo di mq. 40, tettoia adiacente di mq. 80 con altezza 2,70 metri. L'immobile è dotato di un comodo cortile di proprietà su 3 lati, con doppio accesso carraio, per mq. 480. Impianto elettrico installato all'epoca di costruzione ma tutt'ora in buono stato con 40 Kw di attuale contratto. Impianto di aria compressa. Libero a 6-8 mesi dal preliminare.

  

 VENDESI

 Clicca sull'inserzione completa del Rif. 7968


Macherio (MB) - Rif. 19119

 

Nelle vicinanze dalla SS 36, proponiamo complesso artigianale che insiste su un'area di circa 10.000 mq di cui circa oltre 5.000 mq coperti. L'immobile è composto da una zona artigianale di 3.560 mq con capannoni edificati in due tempi diversi (H 4,40 mt / 7,20 mt) e con impiantistica a norma; una zona uffici di 750 mq su due livelli distribuita in ambienti funzionali; locali accessori ad uso servizi, spogliatoi, magazzini, aree tecniche e box per circa 590 mq; appartamento del custode di 270 mq integrato nel complesso. Area scoperta di circa 5.500 mq destinata a cortile privato. Ottime condizioni manutentive. Disponibile dal 01/01/2027. 

 

 AFFITTASI

 Clicca sull'inserzione completa del Rif. 19119

esperto-risponde.jpg

IMU nuda proprietà, chi è obbligato al pagamento?

Nel caso di immobili soggetti a nuda proprietà con usufrutto, il soggetto tenuto al pagamento dell’IMU non è il nudo proprietario, ma chi detiene il diritto reale di godimento dell’immobile.

 

La normativa vigente (art. 1, comma 743, legge 160/2019) stabilisce infatti che sono soggetti passivi dell’IMU il proprietario oppure il titolare di diritti reali come usufrutto, uso o abitazione. Questo significa che, in presenza di usufrutto, l’obbligo fiscale si sposta interamente sull’usufruttuario.

In concreto, quindi, l’usufruttuario è il soggetto che paga l’IMU, mentre il nudo proprietario non ha alcun obbligo fiscale per tutta la durata dell’usufrutto.


Abitazione principale e seconde case
Un aspetto importante riguarda l’utilizzo dell’immobile. Se l’usufruttuario vi risiede stabilmente e lo utilizza come abitazione principale, l’IMU può essere azzerata, a meno che l’immobile non rientri nelle categorie catastali di lusso (A/1, A/8, A/9).

Diversamente, se l’immobile è considerato seconda casa o non viene utilizzato come abitazione principale, l’IMU resta dovuta e viene calcolata secondo le aliquote stabilite dal Comune competente.


Casi frequenti
Questa situazione è molto comune nelle operazioni di pianificazione patrimoniale, come le donazioni con riserva di usufrutto tra genitori e figli. In questi casi, anche se la proprietà viene trasferita ai figli, l’IMU rimane a carico del genitore usufruttuario.

Il nudo proprietario, invece, non è tenuto né al pagamento dell’imposta né ad altri obblighi dichiarativi legati all’immobile.


Altri aspetti fiscali
In generale, la logica del godimento dell’immobile si riflette anche su altri tributi e spese. La TARI e il reddito ai fini IRPEF sono normalmente a carico dell’usufruttuario, così come le spese condominiali ordinarie. Le spese straordinarie, invece, restano di competenza del nudo proprietario.

È importante distinguere inoltre il caso del comodato d’uso gratuito, che non trasferisce un diritto reale e segue regole fiscali diverse rispetto all’usufrutto.

imu2.jpg

Leggi l'articolo completo sul sito di idealista.it